A te che sei rimasta nella mia bolla

Non sono mai stata un tipo da gruppi amicali troppo grandi, ho sempre preferito la relazione uno a uno. La mia bolla di Hall è troppo piccola per contenere tante persone ed occupa così tanto spazio da tenerle abbastanza lontane, la distanza necessaria per non sentirmi soffocare. Entrare nella mia bolla è difficile e lo è altrettanto rimanerci, perché lì dentro è un eterno uragano. Chi è entrato spesso se ne è andato: alcuni senza fare troppo rumore, altri facendo un fracasso terribile. Alcuni ho provato a trattenerli, altri li ho lasciati proprio andare.

Oggi alla soglia dei miei trentuno anni, faccio uno sforzo e provo a guardare chi si trova ora nella mia bolla, a parte me e le mie tempeste violente, ovviamente. Ci sono poche persone e mettendo a fuoco vedo che fra di loro ce ne è una che abita questo spazio da ben 16 anni e nonostante tutti questi anni è ancora lì. Una di quelle persone che conosce i miei silenzi e li rispetta, che si districa agevolmente fra i miei picchi di gioia improvvisa ed i momenti di decadentismo profondo, colei che sa dire “non sono d’accordo con te” senza farmi sentire colpevole, che molte volte mi ha preso per mano e mi ha detto “ma dove vai?”, che mi ha accolto in qualsiasi condizione mi fossi presentata alla sua porta, senza mai mettermi il bollino di “ brava” o “cattiva”.

A te il mio Grazie, perché quando ti ho chiamato con il cuore spappolato dicendoti che stavo proprio male, che non sapevo se ce l’avrei fatta a vivere in questo mondo e in questo modo non hai esitato due volte a raggiungermi, caricando in macchina una bambina piccola per ascoltare, durante un pranzo fugace, una persona che intorno a se aveva tanti cocci, che non aveva né la forza né il coraggio di raccogliere.

Grazie, perché quando ti ho detto “sono una vera cogliona” mi ha detto “puoi dirlo forte!”, facendomi ridere. Grazie anche per tutte le volte che sei stata sveglia fino a tardi a smessaggiare, facendoti carico del disastro che avevo dentro ed intorno a me.

Grazie, perché non c’è mai assenza con te nel momento del bisogno e per essere rimasta nella mia bolla. La tua presenza per me è la consapevolezza che gli amici veri, quelli che ci accompagnano lungo tutto l’arco della vita sono pochissimi e rari, e che molte volte scambiamo persone con cui facciamo esperienze per amici.

L’amicizia è necessaria ed anche la sua qualità lo è, il che non dipende dalla quantità, ma dal livello di profondità che si riesce a raggiungere.

Oggi mi hai detto “guarirai, tornerai a vedere” e aggiungo probabilmente anche a sentire.

E’ l’augurio più bello che un amico possa farti: perché quando la vista l’hai persa una volta, nel momento in cui la riacquisterai non potrai che vederci meglio, soprattutto perché ciò che ha visto l’occhio il cuore non dimentica.

Martedì salutandoti, ti avevo promesso un post sulle “vere tragedie famigliari” in chiave ironica, lo farò ma non oggi.

Oggi è il tempo di dirti ti voglio bene.

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