“Ai Uanna bi”: chi ero, chi sono, cosa sarò.

Chi è che alla materna non si è sentito chiedere: “che cosa vuoi fare da grande?”.

A cinque anni rispondevo che “ai uanna bi” a maestra. 

Un grande classico di tutti i cinquenni: la maestra. 
Già alle elementari, però, avevo cambiato idea: ero indecisa se fare il comandante della Guardia Reale, ovvero Lady Oscar, oppure diventare una campionessa di pallavolo capace di rendere i palloni fluorescenti ed ovali come Mila Hazuki. 
Non sono diventata nessuna delle due e meno male, direi!
E’ stato poi il momento delle medie ed ero convinta che “ai uanna bi” a psicologa. Mi ero presa così sul serio che analizzavo tutti, seguendo non si sa quale scuola di pensiero, semplicemente andavo a ruota libera e devo dire che mi veniva benone (chiamasi “il culo” del principiante), perché mi stavano a sentire. Riflettendoci bene adesso, forse non volevano dirmi che “scassavo la minchia” e si mostravano semplicemente gentili, ma..non facciamoci troppe domande.
Scuole superiori: zero carbonella.
Unica cosa compresa: le materie scientifiche non fanno per me. Infatti in cinque anni, di scienze ricordo solo il diagramma HR (nascita, vita  e morte di una stella), gli integrali non l’ho mai capiti e non mi sono riusciti, della teoria della relatività ricordo solo i disegni sul libro di fisica.
Alla fine del quinto avevo proprio chiaro che “ai uanna bi” qualcosa di umanistico.
Prendo filosofia!
– Ma che ci fai con filosofia? Vuoi fare la disoccupata?
Allora psicologia a Firenze?
– Non abbiamo i soldi per mantenerti fuori sede.
Scienze del Servizio sociale?
– Il mondo è pieno di assistenti sociali, su…
Scienze dell’educazione?
– Scienze dell’educazione.
Per me l’università è stato un triennio di amore per materie che parlavano alla mia vita, alla mia storia. E’ stata una scuola di vita soprattutto.
Se dovessi scegliere, risceglierei Scienze dell’Educazione sempre.
Da li “ai uanna bi”: educatrice.
Lo sono stata.
Disabili e nani da nido.
Le cose della vita mi hanno portato in un altro mondo ed allora “ai uanna bi” nel mondo della formazione.
Dal 2013 sono ancora qui, con appendice nel settore comunicazione.
Ma alla soglia dei 30 mi chiedo se “ai uanna bi” qualcos’altro. Se non sia giusto provare a realizzare qualche sogno che ho relegato nel cassetto e che ogni tanto sbuca fuori a ricordarmi che il tempo scorre ed il momento per vivere è ora.
Ancora, alla soglia dei 30 anni mi sveglio la notte e dico “ai uanna bi” felice. La mia felicità è fatta di tanti spicchi di un’arancia, ma mancano gli spicchi dei sogni non realizzati.
Non voglio arrivare ad avere il rimorso per quello che non ho fatto, ma che avrei potuto fare.
Ora è il tempo di fare, di progettare e provare a realizzare i miei sogni. Andrà bene? Andrà male? 
#esticazzi!
Potrò sempre dire di averci provato.

One comment

  1. #esticazzi e ciò che mi dico ogni volta che mi siedo a tavola per creare qualcosa ma poi il piccolo deve far pipì e il grande vuole aiuto con i compiti.. e nel frattempo non so ancora cosa voglio far da grande.. cerco un lavoro si.. ma non mi accontento così facilmente.. il mio sogno?? avere un negozio MIO.. colmo di colori, creazioni e amore..

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