Di libri in piscina

Ore 10.15 di domenica 20 Luglio.
“Che facciamo oggi mamma?”, chiede il mio figlio treenne.
“Andiamo in piscina?!”, rispondo.
“Piscina, piscinaaaaa”, esclama entusiasta Alessandro; “Viaaaaaaa”, dice Margherita.
“Amore allora io preparo la pasta fredda?”, chiede mio marito.
Ma certo amore, fra tutte le cose che abbiamo da preparare per andare in piscina mi pare prioritario proprio preparare la pasta fredda..!
Nel frattempo, che lui cucina, io cerco di preparare le VALIGE per andare in piscina, mentre il più grande dei pargoli attua una perfetta azione strategica di stalking per accelerare i tempi: ”hai fatto mamma? /E’ tutto pronto mamma?/ Sei pronta mamma?/ Andiamo mamma?”, una domanda ogni due secondi. Ho vacillato ed ho pensato: “ma perché mi faccio venire queste idee quando potremmo stare freschi nei 40° della nostra casetta al quinto piano?!”
Alla fine, a mezzogiorno ci siamo, mi raccomando con mio marito di prendere una sola cosa: i cappellini.
Partiamo e andiamo ad una piscina vicino casa ma alla reception ci dicono che gli ombrelloni sono tutti terminati.
Giustamente che vuoi pretendere alle 12.15 di una domenica di luglio con 37° all’ombra?!
Ripartiamo e proviamo ad un’altra struttura ma stesso identico problema: niente ombrelloni, niente ombra. Cavolo tutta l’Umbria ha avuto l’idea di andare in piscina questa domenica!
Non molliamo anche perché il coro che ci accompagna dai sedili posteriori intona questo stornello a ripetizione: “Siamo alla piscina? Quando arriviamo?”.
Siccome non c’è due senza tre, il terzo tentativo è quello buono. Piscina con ombrellone trovata. Meno male, altrimenti per disperazione mi sarei aggregata al coro pure io!
Arriviamo alle 13.00 e penso che avremmo fatto prima ad andare a fare il bagno al mare..
 Mentre tutto il resto delle persone presenti in piscina pranza noi ci tuffiamo in acqua. Usciamo alle 14.00 e mangiamo la famosa pasta fredda (o meglio tiepida) preparata da mio marito.
Il sole picchia e chiedo a Gabriele: “Hai preso i cappellini?”.
“I cappellini?!”, risponde con l’aria di uno a cui chiedi di venire alla lavagna interrogato e sa di non aver studiato.
“Sì, quelle cose che servono per proteggere la testa dal sole..hai presente?Conosci”?
“No, ma ho portato i giochi”.
“Ah, e che giochi hai portato”?
“I Libricini”.
Non ci posso credere, mio marito è stato in grado di portare in piscina: un libro della Pimpa, uno della Peppa Pig e una specie di atlante trilingue (italiano, inglese e spagnolo) per bambini.
Gabriele, parte tutto spavaldo con la lettura dell’atlante trilingue cercando di insegnare a mio figlio qualche parola, del tipo “MODER” o “COUSIN”.. giustamente lo sanno tutti che l’inglese si legge come si scrive!
Ale lo guarda perplesso e gli dice di andare alla pagina degli animali, io intanto noto che una famiglia di fronte a noi ci guarda altrettanto perplessa. Li osservo curiosa e dopo un po’ capisco che sono inglesi.. Ecco perché ci guardavano strano!
Lo dico a Gabriele e ci facciamo una risata sui suoi “MODER” e “COUSIN” sgrammaticati, sui quali è ricaduto lo sguardo fulmineo in stile zeus della famiglia britannica!

Nonostante questa piccola parentesi che la definirei “il bello della diretta”, mio marito è riuscito a creare “il caffè letterario dei bebè” anche in piscina e queste son soddisfazioni, perché mentre gli altri bambini che non facevano il bagno, giocavano con lo smartphone dei genitori, oppure guardavano i cartoni alla tv del bar, i nostri figli si sono letti le tre storie della Peppa Pig e quelle della Pimpa. Anche se diciamolo francamente: sono sempre quelle e ormai potremmo tentare il  racconto a memoria e con mimo!
 Cosa posso dire di questa giornata che si divide fra il semiserio e l’ironico? Sicuramente: W LA PASTA TIEPIDA e I “CAPPELLIBRI”!

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