Di tutti i GRAZIE che dovrei dire a mio padre per cose assurde che ho fatto, ma che non gli ho mai detto

Papà,

quest’anno ho detto NO al solito regalo utile-inutile in vista del 19 marzo. Il mio presente per te è un post 3.0 (che fra l’altro è anche eco-sostenibile dato che non ho usato la macchina per andarlo a comprare, ne tanto meno ho finanziato qualche industria cinese inquinante e sfruttante i propri operai). Appurato che dal 2017 hai uno smartfon dove mamma ti ha messo il feisbu e uotsapp, sono sicura che leggerai queste quattro righe che ho scritto per dirti tutti i grazie che non ti ho mai detto legati a cose assurde che ho fatto (ne ho selezionate alcune per non sputtanarmi troppo).

Per quella volta che sono tornata ubriaca da un capodanno ed incontrandoti sulle scale ti ho detto che il problema esistenziale delle vite umane era la poca crema nei bomboloni. Grazie, perchè la tua eleganza nel raccomandarmi di andare a letto è stata sublime! Certo mi avevi promesso che avremmo parlato della questione “Poca crema nei bomboloni“ il giorno dopo ed io a distanza di tredici anni sto ancora aspettando di conoscere il tuo pensiero a riguardo.

Per quella volta in cui ho fatto retromarcia con la macchina di mamma e ti ho abbozzato lo sportello della tua graziosissima autovettura appena riparata dal carrozziere, rovinando anche il paraurti del veicolo di cui ero alla guida. Grazie papà, perché pensavo che mi avresti scuoiato viva, viste le sembianze da Zeus altamente infervorato che avevi assunto quando, dopo averti citofonato, sei sceso e hai preso consapevolezza che sarebbero stati più di 300 euro di danni.

Sempre in tema di motori, come non ricordare quella volta in cui appena preso il motorino ho fatto il giro della via e ho avuto la geniale idea di passare sopra un tombino, un po’ troppo buca-tombino: ho perso l’equilibrio, cadendo e rovinando il mezzo a due ruote nuovo di zecca. Sono tornata a casa smoccicando a 5 km orari, mi hai guardato, chiedendomi: “MA CHE SEI CADUTA?” ed io ti ho risposto di sì proclamando lo sciopero personale/generale nei confronti dei mezzi a due ruote da quel momento per il resto della vita. Grazie, perché il giorno dopo mi hai costretto a riprovare. Da quel giorno, io e il mio motorino siamo stati in sintonia per tre lunghissimi anni, finché poi l’ho gentilmente ceduto, senza neanche troppi dispiaceri, a mio fratello, che lui l’animo da centauro ce l’ha eccome.

Per quella volta in cui mi hai accompagnato alle selezioni dello zecchino d’oro e per tutto il viaggio ho voluto ripassare il mio cavallo di battaglia “Bolle di Sapone”, che ho cantato a manetta per la bellezza di trenta minuti. Correva l’anno 1996 era estate, viaggiavamo senza aria condizionata, con la cassetta che si inceppava nel registratore ed io che ogni tanto stonavo. Trenta minuti di pura agonia! Grazie papà, perché quando siamo arrivati e alle prove ho visto la bambina che cantava “7 matitine tutte colorate” che era oggettivamente un po’ (solo un po’ eh) meglio di me, volevo tornare a casa; allora mi hai fatto l’imitazione della bimba, che mi fece tanto ridere e mi diede lo stimolo per salire sul palco e cantare come Jem delle Holograms, quando però ancora si esibiva alla sagra della porchetta.

Ci sarebbero altre mille cose assurde che ho fatto per cui dovrei ringraziarti, ma conserviamole per la prossima puntata.

Buona festa del papà!

Veronica  (solo per te Tackleberry)

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