Fondere le tradizioni

A sette giorni dal Natale mi fermo un attimo e rifletto sul significato che per me hanno le tradizioni. Nella mia famiglia d’origine le tradizioni non sono state mai vissute come un obbligo, una morsa che toglie il fiato, piuttosto i miei genitori le hanno livellate in base all’esigenze della famiglia in quel preciso momento secondo la filosofia del “se si può fare si fa, altrimenti PACE!”.
Quando siamo andati a vivere insieme io e Gabriele abbiamo dovuto fondere nella nostra nuova famiglia le tradizioni che in qualche modo ci portavamo dietro. Arrivati all’otto dicembre io ero pronta per fare l’albero, perché a casa mia così usava, mentre lui non ne voleva sapere dato che a casa sua si faceva solo il presepe e per di più la vigilia di Natale. Abbiamo trovato un accordo ed è nata la nostra tradizione familiare: l’otto dicembre si fa presepe, albero e decorazioni. Io mi occupo delle ultime due mio marito della prima. Ed è un momento magico perché, fra una pallina e una statuetta, riaffiorano i ricordi dell’infanzia che ci scambiamo vicendevolmente come un regalo.
Fortunatamente non abbiamo dovuto discutere sul pranzo natalizio con i parenti perché i miei festeggiano il 25 dicembre a pranzo, mentre la famiglia di Gabriele il 25 dicembre a cena. Rispettiamo entrambe le tradizioni delle nostre famiglie di origine (senza far torto a nessuno!) e anche noi siamo sereni perché non viviamo questo momento come disparità e affronto personale (cosa che potrebbe verificarsi).
I miei figli sono ancora piccolini ma spero che anche loro, magari il prossimo anno, possano partecipare all’allestimento festoso della nostra casa perché questa tradizione che abbiamo creato mi piace proprio! Spero anche di poter scrivere con loro la letterina di Babbo Natale (una tradizione universale), di decorarla, inviarla e d’altro canto mi auguro, di non dover fare mai con loro i cappelletti di Natale! Io non amo cucinare e se proprio avranno questo desiderio li incoraggerò ad andare dalla nonna che è un ottima cuoca e sarà sicuramente felice di insegnargli “l’arte del cappelletto”!
Fortunatamente evitiamo anche il famoso “tuor dei parenti”, per me tanto snervante, dato che a pranzo e a cena li vediamo tutti, visto il piccolo numero di persone che compongono le nostre famiglie. 
Le tradizioni ci costringono in qualche maniera a fermarci, a guardare da dove veniamo, compongono parte delle nostre radici. E’ giusto rispettarle ma non ci trovo niente di male anche a fare una selezione delle stesse: se ci devono angustiare che senso ha riproporle? Se invece ci fanno stare nella gioia e sereni perché non viverle insieme a chi più amiamo?
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