GIU’ LE MANI DAI BAMBINI

Mi ero proposta di parlare di un altro tema oggi rispetto a quello di cui mi accingo a scrivere.
Stamani su Instagram una mamma blogger ha segnalato dei profili di pedofili chiedendoci di bloccarli e segnalarli, invitandoci a non guardare le foto. Ho pensato che fosse cosa buona segnalare questi elementi ma mentre facevo l’operazione di segnalazione sono comparse le foto, foto pedo-pornografiche che ho stampate in testa, che non riesco a togliermi dalla mente neanche se applico volontariamente il meccanismo di difesa della RIMOZIONE. Sono lì tatuate. 
Non ho finito la segnalazione, non l’ho fatta perché mi sono sentita male, ho chiuso tutto e sono corsa al bagno perché mi veniva da vomitare. Mi sono ripresa, dovevo andare a fare delle commissioni di lavoro e poi in ufficio. Sono uscita di casa camminando come un’ ubriaca, con gli occhi pieni di lacrime, guidavo e piangevo.
Ho pianto di dolore pensando a quei bambini, alle loro vite violate. 
Ho pianto di rabbia pensando a quanti follower aveva quel maledetto profilo e al fatto che fosse pubblico, accessibile a tutti, ho pianto perché la normalità è pubblicare foto di bambini violentati.
Ho pianto pensando ai miei figli.
Ho pianto perché mi é preso un istinto omicida. Tutti i miei veli di cristiana sono crollati, se l’avessi avuto/a di fronte l’avrei ucciso/a.
Ho pianto perché ora la pedo-pornografia  ha dei volti, prima era solo un fenomeno astratto.
In ufficio ho combinato poco, ho scritto quattro righe di un progetto perché nello schermo c’erano solo quelle immagini con quei bambini violati.
Sono tornata a casa ne ho parlato con Gabriele ed anche se non ha visto quelle foto, so che ha capito, so che ha sofferto come me, perché lui i bambini violentati li ha visti davvero quando ha incontrato i bambini soldato in Africa. Mi ha preso la mano e in quella stretta c’era tutta la comprensione per quello che stavo provando, perché sapeva che non ci sarebbe stato più ritorno, ma solo una ferita che resta. 
Se ne é andato al lavoro e sono rimasta a pensare di fronte ad una tavola apparecchiata, ad un pranzo non finito. Ho pensato ai miei figli, cosa farei se succedesse a loro. Ho pensato ai miei genitori a come hanno fatto a vivere per tanti anni con queste preoccupazioni, con questi pensieri, come hanno continuato ad educare me e mio fratello nonostante le trappole del mondo. Come si fa? Oggi lo chiederò a mia madre.
Ho pensato di tutto, di andare a vivere in montagna, come Heidi, isolata dal mondo, in un microcosmo perfetto con i miei figli. Ma so che è un pensiero sbagliato, perché non si può scappare, bisogna lottare.
Lottare per i nostri figli ed utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla polizia postale.
Io voglio un mondo migliore per i miei figli, non mi fermerò, sono disposta a lottare perché essere amati é un diritto di tutti.
PS.
Ci sono community che si sono già attivate ed una di queste é quella di INSTAMME: su Instagram potete trovare un profilo dove ci sono segnalazioni di utenti pericolosi e potrete segnalarne altri a vostra volta. Il profilo di riferimento è @instamamme_fermiamoli. Hanno anche una mail di riferimento a cui inviare segnalazioni: instamammefermiamoli@gmail.com.  
Vi lascio anche alcuni link di post interessanti scritti da mamme blogger http://instamamme.net/2013/11/14/fermiamoli/ ed  http://www.ricominciodaquattro.com/?p=2341

2 Comments

  1. Non è il primo post che leggo oggi a proposito di questa notizia così orribile. Io non ho Instagram, quindi fortunatamente non ho visto queste foto scandalose. In questi casi io son per l'evirazione e la castrazione, ma non chimica, chirurgica e ogni giorno della loro vita li farei violentare, per far capire loro cosa si prova. Non si può violare un bambino, ma in verità non si può violare nemmeno una donna, un uomo, un animale…

  2. E' la fine del mondo quando ci sono notizie come questa…sono per l'eliminazione fisica di tutto il soggetto. non ha alcun senso tenere una cosa così marcia. Il marcio io lo butto nel cassonetto, e forse non sarà un pensiero cristiano, ma non mi importa.

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