Ho visto due ragazzi che si amavano

Mercoledì pomeriggio sono tornata da Roma. Sono rientrata a casa, ho fatto la doccia e sono uscita di nuovo a passeggiare per le ridenti vie al catrame del mio quartiere.
Sono andata al parco.
Ho camminato, ma era caldo e mi sono seduta su una panchina (saranno forse i trent’anni che si fanno sentire?!)

Lì il mio sguardo si è fermato su due ragazzi uno di fronte all’altro, poco lontani da dove mi ero seduta.
Hanno subito catturato la mia attenzione per la dinamica in cui erano coinvolti.
Lui – sguardo profondo – provava a parlarle, lei ricambiava con occhi da fera.
Ho pensato “caro mio, adesso te le fa pagare tutte: dal principio ad oggi. Buona fortuna!”

Ho continuato ad osservarli.
Sguardo profondo ha provato ad avvicinarsi a lei in mille modi.
Occhi da fera proprio impassibile. Penso avrà detto una decina di NO con le braccia incrociate.

Mi sono chiesta se fossero amici, se stessero insieme, che facessero, quanti anni avessero, perché lei fosse così dura con lui, chi avesse ragione chi no.

Ne frattempo che volavo con le domande, i due miei oggetti dell’osservazione avevano smesso di parlare. Erano però sempre uno di fronte all’altro, vicini. Di quella vicinanza che ti puoi toccare ma non riesci a sentire il respiro dell’altro.

Ho capito allora che fra loro c’era qualcosa.

Sguardo profondo ha guardato occhi di fera.
La guardava e gli diceva tutto quello che prima con le parole non era riuscito a dire.

Occhi di fera allora ha sciolto le braccia e gli ha permesso di avvicinarsi.

Lui si è avvicinato piano e gli ha preso il viso fra le mani.
Lei gli ha preso le mani.
Si sono scrutati l’anima.

Ed io mi sono commossa
perché dove non arrivano le parole arrivano i gesti,
perché lui è stato tenace,
perché lei si è difesa, ma lo ha lasciato entrare,
perché si sono sentiti prossimi,
perché sono rimasti.

Perché semplicemente ho visto due ragazzi che si amavano.

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