IL DIRITTO DI NON FARCELA

Vorrei poter non correre più da quando apro gli occhi a quando li chiudo.

Vorrei poter smettere di rischiare di schiantarmi con la macchina ogni giorno, perché dovrei stare contemporaneamente in due posti.

Vorrei cenare ad un’orario decente, con cibo che non sia surgelato o liofilizzato. Vorrei poter cucinare, anche una cosa banale, ma avendo tempo, avendo spazio, senza che mille interferenze mi interrompano, mettendoci un po’ di amore.

Vorrei poter essere libera di sganciarmi dal cellulare, di dimenticarlo in un angolo, avere la libertà di lasciarlo squillare senza sentirmi in obbligo di rispondere.

Vorrei non dare sempre spiegazioni e giustificazioni a ciò che é già giustificato e giustificabile di per se.

Vorrei che alcune persone smettessero di esercitare su di me il potere di scaturirmi sensi di colpa, solo perché provano gusto nel veder gli altri piegati.

Vorrei non dover spiegare alla gente che dalla depressione non si guarisce in un mese e che le cicatrici del cancro rimarranno per sempre.

Vorrei poter smettere di dire ai miei figli “aspetta”, perché c’è sempre qualcos’altro da fare. Vorrei potergli dimostrare che nessuna mail, nessun messaggio whatsapp, nessuna scadenza, nessuna consegna viene prima di loro, ma così non è.

Vorrei poter dire “sono stanca”. Vorrei avere il diritto di dire che non ce la faccio più. Che così non ha nessuna qualità la mia vita; che così è solo una corsa scondita da un punto ad un altro in cui é obbligatorio farcela. Ogni volta che dico “non ce la faccio più”, qualcuno mi risponde “tu ce la farai”, ed io invece vorrei avere solo il diritto di non farcela, almeno per una volta.

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