Il riciclon

Questo post nasce da un messaggio che ho ricevuto ieri sera da una mia amica in cui mi chiedeva di scrivere qualcosa su ciò che è veramente indispensabile avere quando arriva un bambino in questo tempo di crisi e precariato.
Ringraziandola per questo prezioso stimolo parto dall’esperienza avuta con il mio primogenito.
Non so se molti di voi lo sanno ma Ale è stato un dono della Provvidenza e quando abbiamo scoperto di aspettarlo, io e Gabriele, non avevamo niente fra le mani, neanche un tetto, ma avevamo in compenso quei “fantastici” contratti co.co.pro con cui campi a malapena in uno figuriamoci in tre!  Grazie all’aiuto dei nostri genitori, dei nostri quattro soldi (di nome e di fatto) e degli amici che ci hanno aiutato nei lavori, in tre mesi abbiamo creato la nostra casetta: è colorata come la desideravamo e non ci manca nulla, anzi guardandoci attorno abbiamo anche troppo! Ovviamente più in là di Ikea e Mondo Convenienza non potevamo andare: usando fantasia e ingegno abbiamo fatto sì di non riprodurre meccanicamente gli arredamenti esposti all’interno dei due cubi blu. La cameretta di Ale l’abbiamo dipinta (o meglio mio padre l’ha dipinta!) di celeste e mio cognato, che fa il grafico, ha realizzato degli stickers a tema animali della giungla che abbiamo applicato ad una parete. 
Mancavano i mobili per arredare la cameretta…Un giorno ci chiama una nostra amica e ci fa: “ho un amico che ha una cameretta Ikea in buono stato da dare via, ho pensato a voi, vi interessa?”
“Certo che si”, risponde Gabriele. Così in men che non si dica abbiamo recuperato: cassettiera, comodino, lettino e mensole. Tò un bel risparmio! I miei, in seguito, ci hanno comprato l’armadio e la libreria sempre della stessa linea.
Mancava il fasciatoio…No problem! Mia zia, che aveva partorito tre anni prima, ne aveva uno in buono stato, comprensivo di vaschetta, ce l’ha dato e abbiamo fatto con quello. Verso i sei mesi di Ale, a causa del suo peso piuma, ci siamo accorti che stentava a reggerlo e ci siamo dovuti ingegnare ancora. Come? Andando da Io Bimbo, comprando un materassino da 6 euro per poi adagiarlo sulla cassettiera: ecco con soli 6 euro un fasciatoio nuovo di zecca!
Mancava il trio, i vestitini e il seggiolone…Mia mamma che lavora in una scuola attivò una campagna pubblicitaria fra le mamme dei suoi piccoli davvero efficace: semplicemente chiese se qualcuna di loro aveva oggetti per la prima infanzia, in buono stato, da poterci prestare. C’è stata massima solidarietà e una mamma, non è che mi ha prestato ma REGALATO: trio della Chicco, due seggioloni, fasciatoio per la macchina, sdraietta della Chicco, culla della Foppapedretti, passeggino leggero di Chicco e seggiolino mobile da tavolo di Chicco. Ho fatto il pieno in un pomeriggio! Sempre un’altra mamma mi ha dato in prestito vestiti e scarpine. Che dire poi di mia zia? Non è che mi dato vestiti di un figlio ma dei suoi due figli maschi! Praticamente fino a 9 mesi non abbiamo avuto problemi di abbigliamento! Senza contare i regali che ci sono arrivati per la nascita! Quando l’abbiamo battezzato ci siamo fatti regalare ciò che ancora ci mancava e ritenevamo indispensabile: lettino da campeggio, seggiola super accessoriata di Stokke (questa amici è utilissima e la consiglio caldamente a tutti) e seggiolone. Anche molti giochi di Ale sono del fenomeno riciclon ovvero ce li hanno dati famiglie che, avendo ora figli grandi, hanno pensato di non gettarli e di farci giocare un altro bambino: mio figlio. Abbiamo riciclato così tanto che Ale ha i seggioloni da entrambi i nonni, un passeggino e tanti giochi a casa dei miei (così io evito il trasloco ogni volta che vado da loro). 
Ma a parte il riciclon, a volte basta usare l’ingegno e si possono trovare delle buone soluzioni a costo zero, ad esempio per il fasciatoio. Se uno non può permetterselo o ha poco spazio basta rivestire con un pò di gomma piuma il sopra della lavatrice, adagiarci un asciugamano soffice ed ecco fatto un fasciatoio! 
Per Margherita invece il trio l’abbiamo ricomprato perché quello del fenomeno riciclon di Ale ci ha un pò abbandonato. Non sapete i negozi che ho dovuto girare per poterne trovare uno NORMALE cioè con ruote normali, colori normali, accessori normali ad un prezzo DECENTE (che in realtà decente non è per niente)! Alla fine ho preso un trio modello 2011 alla cifra di 639 euro perché il modello 2012 ne costava 790 di euro. E’ tantissimo (anche se non è proprio uno dei più cari, basti pensare che alcuni costano 700/800/900 euro) e noi non potevamo permettercelo per cui sono venuti in nostro soccorso i Santi Nonni Materni che hanno provveduto anche per il fasciatoio di Marghe. Per quest’ultimo siamo andati a caccia di quello più economico (ma buono): marca Prénatal, costo 64 euro, invece che della Brevi o brand simili che partivano dai 69 euro in su (di questi tempi anche 5 euro fanno la differenza). Vi chiederete come mai ho ricomprato il fasciatoio se ho già un figlio di 22 mesi. Il pediatra ci ha consigliato di far stare i bambini in camerette separate, almeno all’inizio, perché essendo piccola la polpetta ed essendo Ale un grande portatore di virus (andando all’asilo) anche cambiarli sullo stesso fasciatoio potrebbe provocare qualche contagio che risulterebbe essere troppo rischioso per Margherita. Volendo dare retta al mio secondo super eroe (il pediatra) abbiamo affrontato questa spesa, o meglio l’hanno affrontata i miei. 
Comprato lo stretto necessario ci mancava l’armadio per la pupa. Dove troviamo i soldi per un armadio?! Ricordandoci che nel nostro garage c’era una parte dell’armadio della camera dei figli di mia zia, l’ho chiamata per chiederle se potevamo usarlo e così abbiamo risolto. Mio marito e mio padre l’hanno rimontato; ora la bebi ha un bellissimo e capiente armadio arancione concesso gentilmente in prestito dai suoi cuginetti. All’interno ho inserito una cassettiera in plastica che avevo in un altro armadio e ci ho messo i suoi vestitini. A proposito…come ho fatto per i vestitini della bambina se avevo un maschietto prima?
Ho ricicliato il riciclabile di Alessandro: tutine bianche, verdi, turchesi, a righe, jeans, magliettine bianche, calze, body e in più non mi sono vergognata di chiedere! Ho chiesto ad una mia carissima amica, che aveva partorito da poco, se poteva prestarmi i vestiti della sua bimba mano a mano che cresceva. Così la piccola Livia ha prestato alla mia Margherita i suoi vestitini fino a 3 mesi e insieme ai suoi genitori hanno già regalato a Marghi dei calzini e un porta ciuccio!
Noi abbiamo comprato solo i quattro cambi per l’ospedale e le tutine massimo le abbiamo pagate 13 euro…il resto è riciclon!
Un’altra nostra amica, invece, ci ha prestato il tutone per metterci la bebé quando fa freddo e ci ha regalato una bellissima felpa rosa..
Ci sono oggetti che però io non comprerei mai, come ad esempio il girello che reputo inutile e ostacolante allo sviluppo motorio del bambino. Ovviamente per un genitore è molto più facile e comodo mettere su quel trespolo il figlio piuttosto che corrergli dietro mentre gattona o prova a muovere i primi passi. Mio figlio ha iniziato a gattonare a 9 mesi e ha camminato a 14 mesi e 1/2; io e mio marito ci siamo spezzati la schiena ma abbiamo comunque detto no al girello. Come abbiamo detto no all’uso eccessivo del passeggino. Nostro figlio a 18 mesi ha deciso di boicottare il passeggino e di voler camminare da solo. Noi lo abbiamo assecondato: gli abbiamo insegnato che quando si cammina si da la manina a mamma e/o papà e non si corre. Alessandro, che ora del passeggino non ne vuole sapere, sa camminare per la strada a fianco di un adulto e se andiamo al supermercato sa che deve stare seduto sul carrello e non andare in giro per le corsie. Tanta pazienza e fatica ma comunque risultati molto più che soddisfacenti!
L’unica cosa su cui io e Gabriele non risparmiamo sono i libri: quelli glieli compriamo appena possiamo, indipendentemente dal prezzo. Meglio un buon libro che un gioco o un vestito inutile. Ale a 2 mesi aveva già il suo libricino sofficie e morbido che manipolava felice.
Per i pannolini ci regoliamo così: siccome la pelle di Ale tollera solo i Pampers Progressi (i più cari in commercio) e BabyDry (mediamente cari) noi  andiamo a caccia di offerte recuperando il maggior numero di volantini e chiedendo a mia mamma di aguzzare l’occhio quando va fare spesa nei suoi supermercati di fiducia per vedere se lì sono a prezzo scontato. Questo ci permette di risparmiare un bel pò di soldini.
Io sono arrivata a questa conclusione: in tempo di crisi si fa con quello che si può, non c’è niente di male nel passarsi/prestarsi i vestiti e/o nel chiederli in prestito ad altri; l’importante è che i nostri figli vadano in giro in maniera dignitosa e decorosa. Poi è sempre gradevole potergli comprare un bel capo di abbigliamento come una camicetta o un maglioncino, l’importante sta nel non eccedere e nel non immergere già da piccoli i pargoli nella macchina delle marche.
Sicuramente ciò che conta non sta tanto nelle cose materiali che riusciamo a garantire ai nostri figli ma nella relazione che riusciamo ad instaurare con loro dedicandogli tempo di qualità e non di QUANTITA’.
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