Intervista a Giulia Barabani – Cantastorie di storie d’amore e di momenti preziosi.

Ciao Giulia! Grazie per il tuo tempo! Raccontami un po’ di te, ti va di descriverti in cinque parole?

Ciao Veronica! Alcune tu che mi conosci, le conosci già!

EMPATIA: è qualcosa in cui credo fermamente. Non solo nel lavoro ma in tutti gli aspetti della vita. Nel lavoro è una caratteristica che mi contraddistingue (dicono!). Empatia è vestire i panni dell’altro. È ascoltare così profondamente da sentirsi diversi. È lavorare per realizzare qualcosa che calzi a pennello solo e soltanto a chi hai di fronte. Fuori dallo studio, invece, è la parte di me che cerco di allenare di più. Credo davvero che potremmo risolvere molti dei nostri piccoli problemi allenando l’empatia. Che dici apriamo una palestra?!

IDENTITA’ / UNICITA’: sono il principio di tutto. Professionalmente racconto le identità e ne proteggo l’unicità in un momento in cui essere simili agli altri è davvero molto più semplice. Come lo faccio? In realtà sia che si tratti di un evento sia che si tratti di un brand ascolto, ascolto e ascolto. Ci sono tantissime storie che hanno solo bisogno di essere raccontate. Personalmente ho faticato un po’ a trovare la mia strada, proprio perché senza ricetta e quindi unica. Da Architetto a Art Director di progetti per comunicazione ed eventi la strada è bizzarra e oggi, nonostante le difficoltà e i mega dubbi, sono davvero felice di aver rischiato un po’.

ARMONIA: è l’unica strada. L’armonia è forse lo strumento principale che vorrei sempre avere nel mio astuccio. Quello in cui aspiro in ogni progetto; una sensazione di benessere intangibile, ma allo stesso tempo avvolgente. Per questo amo tantissimo lavorare con professionisti di ogni tipo, perché solo insieme, unendo le teste e non solo, possiamo realizzare qualcosa di incredibile.

CREATIVITA’: dirai che originalità!? Sembra impossibile ma non sempre essere creativi è una cosa facile. Ci sono giorno in cui la “giusta idea” non arriva mai. Prima mi ostinavo a lavorarci su per ore infinite e senza risultato, ora ho capito che la creatività ha bisogno di respirare, di vivere stimoli o talvolta anche solo di staccare la spina. Per una maniaca del controllo come me non è semplice accettarlo ma si impara a conviverci.

WOW: adoro entusiasmarmi! Se c’è qualcosa a cui non riesco a resistere quello è l’entusiasmo. Adoro la sensazione che un nuovo progetto mi fa sentire, quel desiderio di lavorarci subito, o il bisogno di buttare giù il primo schizzo in un frecciarossa completo con solo posti in piedi. A dire la verità è anche un mio punto debole, perché avere “i piedi saldamente poggiati sulle nuvole” come dico io, non è sempre sicurissimo. L’entusiasmo però è anche quello che desidero vedere negli occhi dei miei clienti, dei loro clienti o dei loro ospiti. Quando riesco a vedere quella luce negli occhi, allora si che per una manciata di secondi posso sentirmi soddisfatta.

Sul tuo profilo Instagram ti definisci come una “Cantastorie”, immagino sia riferito alla tua professione: mi spiegheresti perché e mi racconteresti di cosa ti occupi?

Sono un Architetto, ma questa è solo una parte del percorso. Mi definisco “Cantastorie” con un pizzico di fantasia, perché quello che faccio sia nel mondo della comunicazione che in quello degli eventi è raccontare storie, di persone, famiglie, mestieri ed emozioni. Aiuto piccoli business a raccontarsi, attraverso una strategia di comunicazione costruita su misura in tutto e per tutto. Dalla grafica, ai lanci prodotto, passando per i canali social ovviamente! Guido le mie coppie verso il loro wedding day con la stessa cura, costruendo insieme qualcosa di assolutamente unico e memorabile (che non significa mai vistoso!).

Da dove nasce la tua passione per il lavoro che fai?

E’ difficile capire dove sia cominciato tutto. Sin da bambina ho sempre avuto una fervida immaginazione, alimentata da due genitori che l’hanno considerata fortunatamente per me un valore in più. Costruivo cose con la complicità di mio fratello e disegnavo ovunque. Durante l’adolescenza collezionavo packaging e volantini. Raccoglievo tutto ciò che mi colpiva e spesso si trattava di cose di carta, buste, scatole, card. Una montagna di carta o meglio due armadi e una parete piena di puntine. Forse è cominciato tutto così. Poi l’università ha tirato fuori la parte razionale di me, anche troppo. E’ stato un momento complicato perché, se come me eri una diciottenne che vedeva le cose o bianco o nero, non puoi essere uno studente di architettura che illustra coniglietti. Non sei credibile. Ero decisamente troppo severa con me stessa e se non fosse stato per mio padre, forse non sarei mai tornata a disegnare per piacere trasformandolo in un lavoro.

So che sei appassionata di serie tv, se fossi il personaggio di una di queste, chi saresti?

Questa è una domanda difficile. Tra i miei personaggi preferiti ci sono Alicia di a Good Wife, Serena Van Der Woodsen di Gossipgirl e Annalise Keating de Le regole del delitto Perfetto; ognuna di loro ha qualcosa di speciale. Ma se dovessi sceglierne una sarei Donna Paulsen di Suits. Adoro la sua efficienza e il suo essere fondamentale anche se dietro le quinte.

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