“io non mi sento italiano ma per fortuna o PURTROPPO lo SONO”

Ed ecco che mezz’ora fa mi chiama una povera specializzanda del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Perugia. 
“Signora Zucacci?”
“Eh no, ZUCALLI”, rispondo. Come al solito il mio cognome nordico è parecchio ostico agli umbri.
“Ah, Lucalli”, si scusa.
“No, Z U C A L L I Veronica”, dico facendo lo spelling, che è l’unica soluzione in queste circostanze.
“La chiamo per comunicarle che le abbiamo spostato il cesareo al 13 dicembre…”
Per fortuna che alla notizia mi trovo già seduta altrimenti sarei andata a quattro di spadi bella bella a baciare il pavimento.
Con un preavviso di cinque giorni, dopo che da più di un mese sono venuta IO a concordare con UN dottore il cesareo mi chiamate per dirmi che lo rinviate di un giorno? 
Sono andata subito in panico.. Che faccio? Mio marito, giustamente, suggerisce di chiamare la ginecologa. Alla prima non risponde, allora chiamo la mamma che dice “stai tranquilla”, richiamo la ginecologa e non mi risponde, allora mando un messaggio a Serena che risponde ottimisticamente “dai il 13 è Santa Lucia!”, richiamo la ginecologa e finalmente risponde.
“Dottoressa mi hanno spostato il cesareo al 13, è corretto?”
“A livello ostetrico non cambia nulla, certo a livello di correttezza umana cambia. Purtroppo è co sta gente che si deve lavorare…”
Ho capito tutto: qualche grande cervello medico avrà dovuto imbucare una sua paziente e hanno spodestato la prima che non è seguita da un dottore che lavora anche in ospedale. La mia ginecologa, infatti, esercita solo privatamente e questo per me partoriente non è a favore. Funziona così: ti rivolgi ad un medico che lavora privatamente e all’ospedale pubblico hai la corsia preferenziale, sei di serie A, il tuo medico non sta al pubblico?! Lo conoscono poco?! Serie B se ti va bene, altrimenti anche la C, la D o la prima categoria!
Molti durante la seconda gravidanza mi hanno consigliato di cambiare ginecologa, di rivolgermi ad un dottore che fosse anche ospedaliero ma io ho detto NO. Fra me e la mia ginecologa si è instaurato un rapporto di fiducia che si è costruito nel tempo, conosce la mia storia: è un rapporto fatto di ascolto, accoglienza, consigli, scambi, sorrisi.. 
Non è poi questo il punto: se la sanità è pubblica tutti dobbiamo essere allo stesso livello, trattati in egual modo e misura. Purtroppo non è così, perché già quando ti presenti e dici che sei seguita dalla Dott.ssa X che non è ospedaliera distorcono la faccia.. Figurati quando devi partorire: non sei figlia di nessuno e quindi CAZZACCI tuoi!
E chi non se lo può permettere un ginecologo privato come fa? Io sono d’accordo con chi propone che i medici esercitino o SOLO pubblicamente o SOLO privatamente, si eviterebbero disparità di ogni tipo da quelle umane a quelle economiche.
Il sistema italiano in queste situazioni si manifesta in maniera evidente: per andare avanti devi avere conoscenze e raccomandazioni. Non ce l’hai? Il posto in ultima fila, se c’è, è per te.
Ha ragione Gaber quando canta “è anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente”. Io devo “solo” partorire figuriamoci chi ha malattie gravi e serie come fa se non ha soldi, raccomandazioni e conoscenze.
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