La carica dei 400

Oggi ho partecipato ad una selezione per poter accedere ad un corso di formazione finanziato dalla Comunità Europea che prevede, come seconda fase, un’esperienza lavorativa retribuita.
La selezione si è svolta presso la sala conferenza di uno dei SuperMegaGiga hotel della città. Dato l’elenco ammessi pubblicato su internt sapevo che saremmo stati tanti, ma l’effetto ottico di una fiumana di gente che stava in coda, di una lunghezza tale da arrivare al piano superiore rispetto al luogo della selezione, mi ha messo tanta tristezza. Sì, una tristezza infinita perché a questa selezione potevano partecipare solo laureati e, ad occhi e croce, saremo stati quattrocento, ovvero quattrocento cervelli laureati a spasso, che si arrabattano per accaparrarsi uno dei quindici posti di un misero corsetto con una borsa lavoro da fame. Ma come siamo ridotti? A che punto siamo arrivati? Sette o otto anni fa questi numeri si potevano avere ad un concorso pubblico. Ora le carte si sono rovesciate: siccome di concorsi non ce ne sono più siamo tutti riversati sui corsi di formazione GRATUITI che danno possibilità di lavorare qualche mese. Madre che amarezza!
Io a dir la verità sono andata con spirito sportivo, nel senso che di tempo per preparami con un figlio di due anni e una neonata ne ho avuto poco, non mi sono fatta per questo né illusioni né aspettative, della serie vada come vada, proviamoci perché mai sprecare una possibilità! Sicuramente ci saranno state persone molto più preparate di me, non ho dubbi.
Dopo esserci registrati, siamo entrati nella sala conferenze e un addetto ci ha fatto sistemare secondo uno schema sconosciuto ai più.
E qui ho avuto modo di osservare chi avevo intorno. C’eravamo tutti: le mamme, gli alternativi della facoltà di lettere&filosofia che hanno il loro stile inconfondibile, i rastafari, le fighette tacco 12 e i fighetti mocassino imbellettato, i timidi, i lamentoni, gli sportivi e tanta roba ancora!
Ma vogliamo parlare della commissione dall’alto cattedratico? Anche lì non mancava nessuno! La stagista sfruttata nell’angolo (ci sono passata anche io purtroppo), l’assistente imbellettata tutto fare, i docenti dell’agenzia formativa la cui luce era occultata da altri elementi interessanti: i boss della Regione. E che cosa non manca mai sul tavolone rialzato dei capoccia? L’acqua! I signori già si rinfrescavano ancora prima di parlare e anche dopo aver dato le istruzioni..avranno impiegato dieci minuti per spiegarci tutto? Siete ridicoli, manco aveste fatto una conferenza di tre ore!
Ma vogliamo parlare dell’appello? Hanno fatto l’appello chiamando una ad una circa quattrocento persone. A me l’appello mette sempre una certa angoscia: un po’ perché sono sempre l’ultima (stavolta ero l’ultima dopo 399 persone!) e un po’ perché sbagliano sempre il cognome. Credetemi, star a spiegare ogni volta che il tuo cognome si pronuncia in maniera diversa da come è stato fatto, di fronte a qualsiasi platea, alla fine sfinisce! Stavolta sono stati bravi: mi hanno appellato correttamente.. Complimenti, ce l’avete fatta!
Fatto l’appello è l’ora dell’estrazione della prova di esame. Viene estratta e indovina indovinello?! Va fotocopiata.. Cioè dovete fare quattrocento copie ora avendo una sola fotocopiatrice? Ma che vi detta il cervello?
Morale: un’ora è passata ad aspettare le fotocopie, quaranta minuti per fare il test e un’altra ora mi ci è voluta per uscire, perché abbiamo dovuto consegnare il test in busta chiusa ad una persona che la protocollava, mettere la firma di uscita e recuperare il documento di identità. Questo veniva fatto da  due persone, mentre altre quattro o cinque stavano a respirare beatamente l’aria.
Ennesima conferma di come funziona il nostro paese fra nulla facenti e burocrazia allargata.
Come si chiamava l’intervento per cui partecipavo alla selezione?! Ah si, “ESPERTO NELLA PROGETTAZIONE E GESTIONE DI EVETI CULTURALI”, ebbene questo è stato proprio l’esempio di un evento mal progettato e gestito. Auguri!
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