La diversità fa bene all’umanità: grazie Faber

Un giovedì qualunque durante il corso di Smartphone Photography che sto tenendo presso una scuola media, ho voluto fare un esperimento con i miei studenti: ascoltare una canzone, comprenderne il testo, lavorare in gruppo per fare un progetto fotografico composto da tre foto evocative in grado di raccontare ciò che aveano ascoltato.

Ho scelto Andrea di Fabrizio De Andrè. 

 

L’ho scelta perché volevo affrontare il tema dell’Amore, volevo capire se sapessero leggere fra le righe, comprendere il contesto, farlo loro e riproporlo in una foto mettendoci il cuore.

Riponendo tutte le speranze nelle parole di Faber ho aperto YouTube e pigiato play.

5/6 minuti di ascolto silenzioso conclusosi con “non abbiamo capito le parole, possiamo avere il testo?”

La generazione della Trap Music – dove le parole più usate sono droga, sesso, spaccio, soldi che sono abbaiate in maniera incomprensibile in un italiano indecente – non riesce a comprendere le parole di un testo scritto in italiano corretto.

Ho messo il testo con la musica in sottofondo ed è iniziato un brusio sottile. 

Vedendoli disorientati, gli ho chiesto di comprendere chi fossero i protagonisti, il tempo storico di Andrea, gli elementi/oggetti “magici” presenti nel racconto e il finale.

Rimetto la canzone.

Una ragazza mi chiede sottovoce “ma era gay?”, un altro “era l’amico di Andrea o il fratello quello morto?”, altri ancora pensavano fosse una donna.

Fine dell’ascolto. Inizio della discussione che giunge alla conclusione che l’Amore di Andrea era un uomo. Loro lo capiscono dal fatto che si parla di “morto” non morta, io gli do un altro elemento ovvero che nel tempo in cui la storia è ambientata sicuramente le donne nell’esercito non avevano possibilità di entrarci.

Osservo le loro facce, alcune stupite, alcune sembra non siano scalfite dalla cosa, altre sono proprio schifate.

Do inizio ai lavori. Noto che un gruppo non fa nulla, ma resto ad aspettare. Si alza una dei membri del gruppo e si avvicina in qualità di portavoce.

“Senti Veronica noi non lo facciamo il lavoro, non mi piace questa storia”.

“Perché?”, domando.

Perché io sono a favore della famiglia tradizionale”.

“Siediti che ne parliamo”.

“Prima di dirti questa cosa ho chiamato mia madre per dirglielo e lei mi ha detto che non lo devo fare”.

“Siediti, che ne parliamo con gli altri”.

E’ tornata a sedersi con la faccia di chi avrebbe voluto dirmi: “non mi smuovo, ti spacco il culo cretina”.

L’ho guardata, ho pensato a Faber ed ho sorriso, pensando che dopo tanti anni riesce ancora a smuovere le coscienze e a far dialogare le persone fra loro.

“Ragazzi, un attimo di attenzione”.

“Vedete in questo testo riferimenti ad atti sessuali, al termine famiglia?”

Silenzio.

“Ragazzi su, di cosa stiamo parlando?”

Silenzio.

“Dell’amore, ragazzi stiamo parlando dell’amore. Quello con la A maiuscola. Vi chiedo: esiste un Amore che vale meno di un altro? Esiste un amore che è più corretto di un altro?”

Risponde la ragazza portavoce: “io mi sento a disagio a parlare e a fare delle foto su questa storia”.

“Scusami ma se è tutto sott’inteso, lasciato capire, non è detto nulla. Potevi rappresentare i fiori, il  pozzo ed una ciocca di capelli neri, dove sta il problema?”

“Senti Veronica, io non sono omofoba, ma sono a favore della famiglia tradizionale”.

“Lo sai cosa significa omofoba?”

“Si paura dei gay”.

“Non proprio, questa è una definizione semplicistica. E’ la paura e l’avversione, anche irrazionale, nei confronti dell’omosessualità, bisessualità e transessualità basata sul pregiudizio. Scusami ma cosa faresti se tuo fratello fosse gay?”

“Gli direi di non immischiarsi nella mia vita e di lasciarmi in pace”.

In quel momento il gelo è entrato nel mio sangue misto alla sensazione di sconforto puro.

“Lo lasceresti solo?”

“Si”, risponde.

“Se sapessi che sono lesbica, non frequenteresti questo corso? Pensi che lederei qualcosa o qualcuno?”- ho provato a chiederle.

“Non ci verrei, la Chiesa dice che la famiglia è fatta da un uomo e una donna”.

Prendi fiato e sposta il discorso, mi sono detta.

“Bene allora potete fare lo stesso lavoro, con una canzone che parli di Amore e che sia di un cantautore, cosa proponete?”

Albachiara”.

“Bene, lo sai di cosa parla Albachiara? Di masturbazione! Come rappresentiamo e qualche volta fai pensieri strani, con una mano una mano ti sfiori?”

Non ho avuto risposte ed è suonata la campanella. Il primo pensiero banale è stato che per certe persone a volte è meglio ammazzarsi di masturbazione che prendere sul serio l’Amore.

Sono uscita da quella lezione amareggiata e delusa. 

La Chiesa che non vorrei, mi sono detta: quella che divide in  buoni e cattivi, in giusti e sbagliati, in malati e normali, in accolti ed emarginati. Gesù Cristo non è stato insieme agli sbagliati, ai condannati, agli ultimi? Non stava con le prostituite, i lebbrosi, i ciechi, i poveri che erano i diversi del suo tempo?

Cosa abbiamo imparato dal Vangelo e cosa insegniamo ai nostri figli? Che cos’è l’Amore di cui è testimone Gesù Cristo? Un vestito preconfezionato da mettere? Una serie di precetti da seguire perché o così o l’amore non te lo meriti? 

Sarà forse che l’amore sboccia fra persone e non fra sessi?

Sarà forse che le persone hanno dignità a prescindere dal loro orientamento sessuale?

Sarà che a 13 anni avere queste idee così radicate e radicali è pericoloso? 

Sarà che a 13 anni uno un pensiero così estremista se lo forma perché è bombardato continuamente di messaggi simili da parte della famiglia, dei media e dalle agenzie educative?

Sarà che stiamo formando una generazione, che è il nostro futuro, su principi del razzismo, della xenofobia e dell’omofobia?

Sarà forse che la famiglia tradizionale non c’entra nulla con l’accoglienza della diversità, che è sempre fonte di ricchezza ed arricchimento?

C’è una grande povertà educativa fra gli adulti, fra i giovani e giovanissimi su cui è ora iniziare a riflettere e di cui prendersi carico. In questo momento storico in cui l’odio serpeggia e la divisione in categorie da una parte da proteggere dall’altra da distruggere è l’unico modello culturale di riferimento, ringrazio te Faber che dopo 40 anni riesci ancora a scuotere le coscienze e le anime.

Sono sicura che quella ragazza sia tornata a casa con qualche dubbio ed almeno una domanda, che per me è già qualcosa.

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