La mia pelle diversa

La famiglia di mio padre ho origini del nord. Le sorelle di papà hanno i capelli, gli occhi e la pelle chiara, lui no é moro, ma ha la il colore della pelle uguale alle zie.

Mia madre invece è umbra, anche lei colorito chiaro.

Poi ci sono io che ho i capelli del colore tronco di pino dopo che ha piovuto e gli occhi in cui é difficile distinguere la pupilla dall’iride. Sono neri? Marrone scuro? Non so.

La mia pelle invece, quella ha un colore diverso da quella di mamma, papà e mio fratello. La mia é olivastra, tutte le stagioni, d’estate più che mai perché mi abbronzo.

Credo di aver ripreso da mio nonno, il padre di mia madre.

Sono così il Ringo farcito al cioccolato in un barattolo pieno di Ringo alla vaniglia.

Durante i viaggi mi é capitato spesso di essere scambiata per egiziana, pakistana, per araba di Dubai.

Non senza sgomento, le persone si sono dovute ricredere dopo aver visto il mio documento di identità.

Italy. Italia.

Quando vado a comprare il fondotinta le commesse me lo vogliono dare di una tonalità giallo uovo perché tanto “torni chiara, sei abbronzata”. E no care non mi scoloro, io sono così: un tono più chiaro della cioccolata al latte. Fatevene una ragione.

Non è tanto per il pregiudizio, che rifletto spesso sul colore della mia pelle, ma perché lei racconta di me, della diversità di cui sono portatrice rispetto al nucleo da dove vengo.

Sono la penultima di cinque cugini da parte di mio padre, la prima di quattro da parte di mia madre. Dei nove sono la prima ad essermi spostata e ad aver dato scandalo: sono rimasta incinta di un ragazzo che conoscevo dopo soli 4 mesi. È nato un bambino e ci siamo sposati. Dopo un anno é nata un’altra bambina che ha creato più chiacchiere dell’arrivo del primo “beh potevate starci attenti”.

Sono quella che ha lavorato per potersi pagare l’università, quella che mentre il resto del mondo stava in giro a bere e ballare, il fine settimana stava a studiare o all’area bimbi a guadagnarsi 400€ al mese con un co.co.pro.

Quella che voleva fare psicologia, ma non se lo poteva permettere e quindi ha ripiegato su scienze dell’educazione.

Sono quella del 110 mancato per due miseri punti.

Quella che fa un lavoro che non capisce nessuno.

Quella che se nelle foto di famiglia sorride ha gli occhi giappocinesi ed i dentoni in bella vista, mentre tutti gli altri vengono bene (del colore della pelle ho già parlato).

Quella che non ama i fiori, gli abbracci, i baci e le smancerie, ma che spesso ha bisogno di essere coccolata.

Quella che odia il compleanno e che se proprio lo deve festeggiare preferisce la torta senza candeline.

Quella che si è trovata con il culo per terra varie volte perché aveva perso il lavoro, ma si è sempre rialzata.

Quella che se ha un problema cerca di risolverlo da sola, perché fatica a farsi vedere in difficoltà e a farsi aiutare.

Quella che chiama poco.

Quella che crede nei principi azzurri, nei grandi amori e nelle storie a lieto fine.

Quella che ha cercato la felicità nelle cose e nelle persone sbagliate.

Quella che per tanti anni si è dimenticata di se stessa, perché i figli e il vuoto l’hanno risucchiata.

Quella che sente la voglia di vivere, ma il tempo corre troppo veloce.

Quella che é sempre stata definita una dalla lacrima facile, la “piagnona de casa”, non capendo che è grazie alle lacrime che riesco a capire, a provare, a sentire cosa succede nel cervello, nel cuore e nell’anima.

Quella a cui i brava sono stati detti raramente e quando li riceve non sa come ci si debba comportare: bisogna sorridere? Ringraziare? Gioire? Rimanere immobili? Far finta di niente?

Quella che non emerge nel gruppo e preferisce le relazioni uno ad uno.

Quella che ha paura di amare troppo e preferisce la fuga.

Quella che si concentra più su ciò che manca piuttosto su ciò che c’è.

Quella del “non ce la faccio”, ma non posso mollare.

Quella che promette e non sa se potrà mantenere.

Quella del fiato corto, le ansie, i pensieri che la risucchiano ed un cuore malato.

Quella che ha fatto male ed ha raso al suolo sistemi, relazioni ed equilibri.

Quella dei desideri mancati e dei sogni nel cassetto che prendono la polvere.

Quella spigolosa con le spine che ha un angolo morbido nascosto.

Quella per cui la felicità si nasconde nei posti più improbabili, come la propria pelle.

Quella a cui piace essere il Ringo al cioccolato nel barattolo di quelli alla vaniglia.

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