L’amore al tempo delle sim ricaricabili

Scrivere questo post mi fa sentire un po’ “old”, una ad un passo ai 30. Trent’anni ancora non ho e non sono neanche una persona che possa essere definita “nativa digitale” perché se è vero che i pc stavano entrando nelle case quando facevo le prime classi elementari, a casa mia comparve il primo pc IBM che avevo all’incirca 10 anni (che poi a pensarci bene tre computer son girati a casa mia ed il terzo è quello con cui scrivo, mentre il secondo lo usa ancora mia mamma, vi ho detto tutto insomma..).
 Il mio primo cellulare l’ho avuto a quattordici anni. Il mio mobile da quattordicenne era un Samsung, rigorosamente di seconda mano, con lo sportellino e l’antenna che prendeva solo in alcuni specifici luoghi di casa, quello che andava per la maggiore, ovvero in cui si visualizzavano le quattro tacche di ricezione era il centro del giardino. Dico io, d’estate ci vai pure in giardino con il cellulare in mano, l’antenna tutta sfilata e puntata verso l’alto ad inviare un sms, ma l’inverno? Cioè vi rendete conto cosa volesse significare per me inviare un sms d’inverno? Voleva dire preparare il messaggio prima, mettersi il cappotto, uscire in giardino, alzare l’antenna ed inviare: pioggia, neve o vento così dovevo fare.
Per scrivere il messaggio poi! Adesso c’è il touch screen, a quattordici anni io avevo la tastiera e noi adolescenti ci dividevamo in due categorie: quelli che usavano il T9 e quelli che pigiavano 3 volte il tasto 2 per scrivere “C” o quattro volte il tasto 7 per digitare la lettera “S”. 
Con la  prima categoria identificavi i “fighetti”, veloci e rapidi, con la seconda gli “alternativi” lenti e tardivi. Io stavo nel mezzo, a seconda di quello che a il mio cellulare andava di fare: a volte si auto-ribellava così tanto al T9 che dovevo passare alla modalità manuale e digitare lettera per lettera. Le migliori sclerate contro il cellulare ho fatto in quelle occasioni!
Scritto il messaggio, dovevi solo sperare che avessi credito sufficiente per inviarlo perché come minimo avevi scritto 3 sms sequenziali e il caso voleva che riuscissi ad inviarne sempre 2 di 3, cosicché dovevi prendere il cellulare in prestito da qualche genitore, oppure chiedere se qualcuno ti faceva mandare un messaggio, e riscrivere la terza parte aggiungendo  un incipit per spiegare che eri dal cel di tizio e caio ma che dovevi “RISP SUL MIO”. 
Tasto dolente il credito… la mia compagnia mi permetteva di andare fino a -10 mila lire! Nel momento in cui avevi racimolato quattro soldi per farti una ricarica decente, non facevi in tempo a farla che già eri di nuovo a Zero LIRE. 
La nostra salvezza era la “Christmas Card”: promozione natalizia attraverso la quale avevi un tot di messaggi gratis, all’inizio era al giorno poi la compagnia diventò tirchia e ridusse i numero di messaggio mettendo a disposizione un tot di sms al mense. Che smessaggiate! Il must erano le catene che iniziavano con le faccine degli angioletti creati con la punteggiature: “manda questi 10 angioletti a 10 amici e…se te ne tornando indietro 5 allora vuol dire…”, non vuol dire un cazzo! Non si avverava mai niente della “profezia”, però faceva tanto figo mandarli!
Bruciavamo così tanti soldi per gli sms che non ci rimaneva mai il credito necessario per una telefonata, ma per fare lo squillo 200 Lire si dovevano sempre avere come credito residuo!
L’amore al tempo delle ricaricabili era strano: dovevi augurati di avere il credito sufficiente per inviare i 3 messaggi sequenziali scritti a quello che ti piaceva, dovevi sperare che il T9 non ti si ribellasse in modo da non dover scrivere l’intero messaggio digitando lettera per lettera, dovendoci impiegare mezza giornata, e dovevi pregare che dall’altra parte ci fosse un utilizzatore del T9 perché qualora fosse stato un “alternativo-nemico del T9”..stavi fresca!La risposta sarebbe potuta arrivare fra un mese.
Che ansia! Si stava sempre con il cellulare in mano aspettando che comparisse una bustina sullo schermo che indicava un nuovo messaggio nella casella “messaggi ricevuti”. Il messaggio caso voleva non era mai della persona desiderata, ma di un compagno di classe che chiedeva quali erano i compiti per il giorno dopo…aaaargggg!
 A me piacevano sempre quelli che mi rispondevano dopo un bel lasso di tempo, “gli alternativi”: anche mio marito, infatti, nel 2009 mi scriveva messaggi non usando il T9. Al primo messaggio che gli ho inviato mi ha risposto il giorno dopo. devo dire che rispetto alla norma fu anche troppo veloce!

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