Le chat di Whatsapp dei genitori: il comune denominatore con il prima e durante Covid-19

E‘ iniziata la didattica a distanza, a poco a poco i bambini prendono confidenza con una nuova modalità di fare scuola; i genitori, come funamboli, tentano di trovare un equilibrio che concili scuola a casa, lavoro/smart working e vita (quale sia non si sa più); le insegnanti reinventano programmi, aule, situazioni e nuovi modi di vivere le relazioni.

In questo scenario il comune denominatore con il prima Covid-19 lo fanno i gruppi Whatsapp dei genitori.

I gruppi Whatsapp in generale sono un tool e come tutti gli strumenti se utilizzati con cognizione di causa sono utili e funzionali. Infatti si capisce da se che la potenzialità del dispositivo risiede nell’efficacia e nell’immediatezza comunicativa, nella possibilità di veicolare meglio contenuti, messaggi, informazioni.


Ma che tipo di comunicazione transita nei gruppi whatsapp dei genitori?

Si spazia dai compiti, ai link per le video-lezioni, alle problematiche dei singoli bambini e/o dei genitori, fino alle critiche all’insegnante.
Proprio questo ultimo punto è generatore di liti, alimentatore di rabbia, rancori e incomprensioni perché i genitori – protetti dalla distanza virtuale, dall’assenza della comunicazione espressiva dei corpi vicini – si permettono di dire ciò che non direbbero in una relazione vis à vis.

Sono giunta alla conclusione che il problema non è lo strumento, perché Whatsapp contiene esattamente ciò che ci mettiamo dentro. E allora come non andiamo a gettare in terra cartacce e guanti in plastica, non dovremmo mettere dentro un gruppo Whatsapp parole che possono fare male.

Per me, il rapporto che intercorre fra noi e i gruppi Whatsapp è lo stesso che esiste fra un neopatentato e una Maserati: Whatsapp è la Maserati, ci da delle grandissime potenzialità, noi siamo i neopatentati ed i danni che facciamo, non lì facciamo perché siamo “cattivi noi” o è “cattiva la macchina”, ma perché non siamo preparati a stare in queste dinamiche di iperconessione.

Siamo l’unica specie sulla Terra in grado di utilizzare uno strumento così evoluto come la lingua eppure spesso la diamo per scontata dimenticandoci che:
1) la lingua è il nostro atto di identità. Ogni volta che apriamo bocca e scegliamo di usare una parola rispetto ad un’altra stiamo comunicando qualcosa di noi. Se io scelgo di scrivere, riferendomi all’insegnante, “incapace”, “incompetente”, “non empatica”, queste parole dicono qualcosa di me, di quello che penso, comunico ad altri quello che io voglio che vedano di me. La lingua è un atto costante di identità, ancora più dell’abbigliamento.
2) Virtuale è reale. Le parole possono essere un bacio o un proiettile, tutto dipende dal contesto in cui vengono utilizzate e ammettiamolo dietro uno schermo è molto facile scrivere con leggerezza. È vero che la chat sono luoghi virtuali, ma é anche vero che le persone che li abitano sono reali, così come le conseguenze. Le parole emozionano, commuovono, uniscono oppure allontano, feriscono, uccidono. Dipende da noi.
3) Le idee si possono discutere, ma le persone si devono rispettare. Ci si dovrebbe chiedere, come si sentirebbe quell’insegnante se leggesse tutte le considerazioni che esprimiamo su di lui/lei la maggior parte senza una minima cognizione di causa – Perché è ovvio che non facciamo lo stesso mestiere!
4) Esiste un gap comunicativo in whatsapp. L’assenza dei corpi, proprio la mancanza delle interazioni emotive viste ed esperite in una relazione di prossimità, crea una interazione parziale, svuotata di un aspetto umano: l’emozione! Infatti, ciò che contraddistingue la comunicazione umana autentica, lo scambio tra due persone, è la presenza dei corpi e delle emozioni espresse. Il sentire e il vedere che a un’azione corrisponde una reazione autoregola necessariamente la relazione.


Siamo quello che scegliamo di dire e possiamo pensare di più alle parole che vogliamo utilizzare in presenza e nei gruppi whatsapp: questo è un nostro super potere, adoperiamolo in maniera costruttiva. Le Parole, che diamo tanto per scontate, devono creare ponti non innalzare muri, ma soprattutto scriviamo nelle chat solo ciò che avremmo il coraggio di dire in faccia.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *