Lettera ad un Sacerdote

Se perdonassimo quante famiglie distrutte in meno ci sarebbero”, questo hanno sentito domenica le mie orecchie durante un’omelia.

Mi sono chiesta se questa “ricetta” che la Chiesa propone, come panacea a tutti i problemi del mondo sia così efficace in una coppia in cui due non si amano più, anche se possono essersi perdonati tutto il male che si sono fatti, dopo aver tentato molto per ricostruire.

Caro Sacerdote, vorrei dirti che scegliere di separarsi non è una decisione che si prende a cuor leggero, è una scelta che chi la sta compiendo sa che cambierà la direzione della propria vita, ma è una scelta che fa fare un salto nel buio, perché non si conosce quale direzione prenderà quella vita. L’uomo nonostante tutti gli anestetici di cui ha imparato a dotarsi e che gli fornisce la società, sente forte lo strappo che sta per compiere e sente anche il peso delle ferite dell’anima che infliggerà ai propri figli quando sono presenti. Sa anche però che non può dare l’infelicità e l’accontentarsi come esempio di clima famigliare. Sa anche che le bugie, le finzioni, le urla, i silenzi, le occhiate di disprezzo, le offese non possono essere la musica che si ascolta all’interno delle mura di casa. Quando ci si separa, i figli soffrono, inutile negarlo, ma soffrirebbero molto di più dentro a un rapporto in cui non ci sono gesti d’affetto, in cui imparano che quello è l’amore: celare, nascondere, occultare l’infelicità.

Caro Sacerdote, vorrei dirti che i separati o coloro che hanno scelto di separarsi non scappano dalla croce né tanto meno non vogliono abbracciarla. Al contrario prendere questa decisione significa compiere un atto d’amore verso se stessi e verso i proprio figli. Ci vuole coraggio a smettere di vivacchiare all’interno di una relazione, ci vuole coraggio per smettere di vivere di indifferenza per il quieto rispettare ruoli che rappresentiamo.

Caro Sacerdote, vorrei dirti che la Chiesa dovrebbe smettere di guardare con sufficienza le persone che scelgono in maniera differente rispetto alla direzione che propone. Non esiste un unico modo di essere felici, non esiste un amore standard, così come non esiste un unico modello di famiglia. L’unica famiglia è quella felice a prescindere da chi la compone.

Caro Sacerdote, vorrei dirti che “se smettessimo di nascondere la testa sotto la sabbia scopriremmo che se due persone si sono amate veramente sono in grado di separarsi”. 

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