Lettera aperta al legislatore

Egregio Legislatore,
oggi sono andata a parlare con l’Ufficio Asili Nido del mio Comune per chiarire la situazione di mia figlia. La bambina ha quasi 6 mesi, si chiama M., le è stata rilevata un’immaturità ad un braccio ed è stata presa in carico dal Dipartimento di Neuropsichiatria della ASL competente. Questo percorso che si è attivato, nasce dalla volontà del mio pediatra di approfondire lo stato di salute della bimba vista  la particolare storia di nascita . Si domanderà quale nesso ci sia fra la situazione di mia figlia e l’asilo nido comunale..o se lo immagina? 
Non abbiamo diritto al punteggio che ci spetterebbe perché non siamo in possesso della 104 che attesterebbe: “M. è PORTATRICE DI HANDICAP” (evito di criticare l’inadeguatezza di questo termine ancora in uso). Ringraziando Dio, la bambina non è grave e gli interventi attivati permetteranno di correggere la problematicità riscontrata, già da ora, infatti, si notano dei miglioramenti. Anche se si correggerà in futuro, nel presente mia figlia deve relazionarsi con il suo braccino che sfugge. Abbiamo presentato tutta la documentazione in nostro possesso (dalla lettera di dimissioni del reparto di Patologia Neonatale, alle ecografie celebrali, dalla richiesta del pediatra per la visita specialistica al referto della neuropsichiatra) ma non basta perché noi non abbiamo la 104. 
Io capisco benissimo che per stillare una graduatoria di accesso agli asili nido comunali serva un criterio che si rifaccia ad una legge precisa, così da assegnare punteggi nel modo più oggettivo e senza discriminazioni e/o favoritismi, ma non tutto può essere incasellato, incastrato e disciplinato da una legge. Con i bambini sono presenti miliardi di sfumature che, come madre e come educatrice, voglio che vengano prese in considerazione e che la comunità se ne prenda carico. E’ inutile che sprechiamo parole, libri e saggi sulla riabilitazione nella comunità, che è una dimensione aperta e senza confini, quando vogliamo il bollino della 104. Nella comunità, infatti rientrano le reti amicali, di vicinato, i gruppi, le organizzazioni ed anche la SCUOLA. Si parla tanto dei bisogni speciali, di integrazione, di maggiore accesso alla scolarizzazione e di un’offerta educativa che sia alla portata di tutti. A mio avviso questa inclusione è solo una bella parola di cui ci riempiamo la bocca ed è ben lontana dalla realtà. Non possiamo prenderci carico soltanto dei bambini con disabilità che si possono certificare, esistono anche quelli che hanno problematiche non certificate, che sono, però, seguiti dai servizi competenti: di questo gruppo che ne facciamo? Lo lasciamo escluso? A me pare un’enorme contraddizione. 
Si discute su quanto sia importante la tempestività degli interventi, di una pedagogia dell’inclusione e non dell’esclusione, ma ripeto è solo parlare, sono solo battaglie dei grandi pedagogisti perché nella realtà per essere incluso ci vuole: “il certificato del disabile” e la 104. 
La logica sbagliata, infine, sta anche nel vedere il nido come un servizio per i genitori che lavorano. Il nido E’ PER TUTTI, è un’esperienza che tutti dovrebbero fare, è luogo formativo ed educativo di un valore preziosissimo. 
Le chiedo: se il progetto di integrazione si basa sul principio che tutti hanno diritto ad un’educazione di qualità all’interno della loro comunità, perché ad oggi c’è ancora chi resta escluso? L’educazione inclusiva non è diritto di tutti e per tutti?
Veronica Zucalli
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