Mamma? No grazie.

Se avete letto i post precedenti saprete che ho fatto una selezione per un corso di formazione che da accesso ad una borsa lavoro. In realtà di selezioni in queste due settimane ne ho fatte tre, ma fino ad ora  di una sola ho saputo il risultato dello scritto. Con grande gioia sono rientrata fra le 120 persone, tra i 400 partecipanti, ad aver passato la suddetta prova. Tutto il mio entusiasmo, comunque, è stato frantumato durante il colloquio motivazionale, che più che motivazionale definirei DE-motivazionale!
Come prima cosa mi hanno chiesto di parlare del mio CV, chiedendomi come mai le due esperienze più significative della mia carriera lavorativa fossero durate così poco..
“Presso la X azienda ho svolto uno stage e sapevo dall’inizio che sarebbe stato un momento formativo per me dato che non c’erano posizioni aperte” ho detto, ma avrei voluto aggiungere: “mi ascolta quando parlo? Ho spiegato già prima che era uno stage..sa cosa significa?!”.
Alla seconda avrei voluto rispondere: “se due anni di lavoro in un unico posto, di questi tempi, le sembrano troppi, meglio che scende sul pianeta terra, perché in questo mondo non tutti hanno una poltrona comoda come la sua!”, ma non l’ho fatto ed ho “proclamato” l’amara verità: “me ne sono andata perché non mi pagavano la maternità”.
Da Da Daaa DAAAAN!
“Quindi lei ha un figlio?” mi sono sentita chiedere.
“Sì, ne ho uno di due anni” e mi sono fermata qui “omettendo” di avere un’altra bambina di un mese e pochi giorni, avendo capito l’aria che tirava.
“Sa il corso è impegnativo, sono otto ore al giorno ce la fa ad organizzarsi?”
“Bè mio figlio va all’asilo da quando aveva otto mesi e quando ne aveva cinque io ho lavorato full time a 38 km di distanza..”
“Visto che UN FIGLIO NON E’ UN PROBLEMA parliamo del suo curriculum…”, ha affermato e qui mi fermo con il racconto perché il resto è noia!
Sono uscita da questo colloquio veramente dispiaciuta e ferita perché è stata l’ennesima conferma che in questo paese una donna che ha dei figli è come un essere umano con una malattia altamente nociva e contagiosa: UNA DA EVITARE e tenere quanto più ALLA LARGA.
E’ la miliardesima riprova di quanto siamo immersi negli stereotipi: la donna sta a casa a mammeggiare e casalingare, se lavora sicuramente per il fatto che ha figli ti darà svariate sole, l’uomo è l’unico in grado di lavorare e guadagnare. I primitivi erano più moderni, o sbaglio?
Inoltre queste informazioni non dovrebbero riguardare nessun’altro se non la diretta interessata: che ti importa se e quanti figli ho? Se sono qui sarò motivata e interessata, altrimenti impiegavo il mio tempo in maniera differente. Una donna che sa gestire casa&famiglia e desidera lavorare, facendo di tutto per trovarsi un’occupazione, dovrebbe essere premiata solo per l’intento. Più che premiate si viene eliminate senza passare dal via. In molti paesi Europei e in USA questo tipo di dinamiche sono perseguibili dalla legge, perché motivo di discriminazione, ma diciamocelo, in altri Stati non si sognerebbero di farti queste domande.
Sei giovane e hai dei figli non va bene, sei matura e hai dei figli non va bene, sei giovane o matura e i figli non ce li hai non vai bene lo stesso perché tanto desideri averli e prima o poi li farai. Come si fa? Noi donne non andiamo bene in qualsiasi maniera la metti.
Qualche giorno fa ho scoperto che il personaggio “anti-donne con prole” del colloquio di figli ne ha ben quattro. Allora carissimo, gli vorrei tanto chiedere, se al posto mio ci fosse stata sua moglie si sarebbe comportato allo stesso modo? Le farebbe piacere che sua moglie ricevesse questo trattamento? Io credo proprio di no, ma intanto a lei nessuno ha detto fra le righe “sei mamma bé…allora no, grazie!”.
Condividi

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *