Non mi toglierete la dignità

Carissimi Presidenti e Ministri,
questa lettera è per voi. Oggi io e mio marito abbiamo scoperto che questo mese camperemo a ZERO euro perché tutto il suo stipendio è andato in tasse e altre voci varie solo perché fa due lavori per poter portare avanti con dignità la nostra famiglia. Ne deriva un assurdo: più lavori più paghi. 
Noi siamo quasi in quattro, viviamo con uno stipendio dal quale vengono tolti da mesi 400 euro e se non ci fossero le nostre famiglie a sostenerci saremmo utenti fissi delle caritas parrocchiali, perché non ci basterebbe frequentarne una sola.
Non mi vergogno a raccontare la mia storia perché questa è la realtà che vivo, per non parlare di quella che mi appartiene propriamente: la giovane mamma.
Sono rimasta incinta a 23 anni, nel 2010, avendo fra le mani un misero contratto co.co.pro che mi garantiva si e no 400 euro al mese, con stipendi che arrivavano quando l’azienda se lo ricordava. Ho scoperto, al settimo mese di gravidanza, iniziando a fare i miei pellegrinaggi all’INPS che la suddetta azienda per un anno e un mese non mi aveva versato i contributi. A me servivano proprio quell’anno e  quel mese per poter aver accesso alla maternità. Mi sono messa in contatto con l’azienda, mesi di telefonate fra un tracciato e una visita, tra un pellegrinaggio all’INPS e l’altro, per  sentirmi garantitre che avrebbero sistemato tutto e che potevo presentare tranquillamente la domanda. Il 22 dicembre ricevo un bellissimo regalo di Natale: la sua domanda per la maternità non può essere accettata per mancanza di contributi. Tanti auguri di buon Natale penso fra me e me. Io non mollo continuo a intasare il centralino dell’azienda per poter parlare con l’amministrazione, avere spiegazioni e soprattutto quello che mi spetta di diritto. Alla fine di gennaio raggiungiamo l’accordo: l’azienda mi avrebbe anticipato la maternità facendo poi rivalsa in seguito sui contributi INPS. Da gennaio 2011 ho ricevuto la maternità, in un unica soluzione, il 5 maggio 2011 e sarei dovuta rientrare al lavoro tre giorni dopo, con un contratto che scadeva il giorno 13 dello stesso mese. La maternità l’ho ricevuta perché sono ricorsa ai sindacati, ho avuto la fortuna di incontrare Graziano, un ragazzo che è stato anche il mio rappresentate degli studenti all’università, che mi ha ascoltato, seguito, consigliato e rassicurato. E’ bastato mandare un fax con richiesta di incontro sindacati-azienda per ottenere dopo un’ora il bonifico sul conto. Ad averlo fatto prima e ad aver ascoltato prima mio padre! Mio padre mi consigliava di rivolgermi al sindacato da mesi, ma io per paura di perdere il lavoro non l’ho ascoltato fino a che non mi sono sentita sfinita e umiliata. Questo è uno dei più grandi insegnamenti di mio papà: rispetto per gli altri e far rispettare i propri diritti. Che dire? Dopo questa manovra il contratto non me lo avrebbero sicuramente rinnovato ed ho deciso di accettare la proposta di uno stage da parte di una grande azienda, inizialmente per tre mesi (prolungato poi per altri tre) alla brillante cifra di 200 euro al mese..mica sotto casa ma a 38 km di distanza! Per cui io al giorno in totale mi facevo 76 km di viaggio, per 200 miseri euro con la speranza che questa grande azienda mi avrebbe poi assunto. E invece mi sono ritrovata al 17 novembre di nuovo con un lavoro da ri-trovare. Ringraziando il Cielo e la mia amica Serena il 21 novembre stavo lavorando di nuovo, su un asilo privato ma a quale prezzo? Senza contratto. Inizialmente era per una sostituzione di un mese poi “il rapporto di lavoro” si è protratto fino a giugno 2012. Ad aprile scopro di essere in dolce attesa, arriverà una bambina, per la quale non avrò nessuno dei diritti che spettano alle mamme perché sto lavorando in nero. Ma come si può non lavorare in nero se non hai nient’altro fra le mani? Se hai una famiglia da portare avanti? Come fai a non farti calpestare? 
Cari ministri, mi dite voi come fate ad affermare che noi giovani siamo schizzinosi e bamboccioni? Voi che non sapete neanche che cosa voglia dire la parola sacrificio? Io è dal 2006 che lavoro, da quando avevo 19 anni. Ho lavorato e studiato sempre, per poter sgravare la mia famiglia dal peso economico delle tasse universitarie. Ho iniziato con il servizio civile e sapete che ho scoperto cari ministri? Che anche la vostra presidenza deve versarmi un anno (2006-07) di contributi: cavolo che datori di lavoro eccellenti e impeccabili siete stati!
In mezzo a tutto questo marasma io non perdo la speranza perché so che Dio non lascia mai soli i propri figli e come di dice mia nonna “n’te preoccupà cocchina che Cristo manda i panni secondo l’freddo”; per cui se ci dà da vivere questo momento di grave precarietà vuol dire che siamo in grado di affrontarlo affidandoci a Lui, credendo che l’Amore che ci dona è più forte e valido di qualsiasi crisi economica. Certo è che ogni tanto qualche lacrima, nella preghiera con Lui o nei dialoghi con mio marito, la verso e chiedo: a 25 anni ho scelto di avere una famiglia possibile tutti questi sacrifici? Possibile che non riesco ad immaginarmi come sia una vita senza la precarietà: che cos’è una vita stabile? Possibile che non posso permettermi di comprare nulla, che non so se riuscirò a fare la spesa, a pagare le bollette a comprare i pannolini a mio figlio…? Possibile debba sperimentare tutta questa durezza e asprezza per aver scelto di vivere la gioia della famiglia?
Ministri e Presidenti state facendo di tutto per toglierci la speranza nel futuro e la dignità, ma io non mollo perché  finchè avrò voce griderò che non perderò mai la SPERANZA e finché avrò cuore, mente e mani per poter fare non vi permetterò mai di strapparmi la DIGNITA’. Io creando la mia famiglia a 25 anni lancio una sfida a me, a voi e alla crisi economica.
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2 Commenti

  1. Cara Laura, Abbiamo passato tempi duri, difficili e un po' bui ma ora stiamo riemergendo, stiamo vedendo un po' di luce. Margherita ha recuperato beneon ha più nessun problema a livello motorio ed io ad ottobre rinizieró a lavorare.. Un abbraccio

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