Not quantity but quality!

“Scusi posso lasciare il Curriculum? Ho visto dal cartello in vetrina che state cercando personale”.

“Si certo” pausa..”scusi ma lei è incinta?” mi chiede la proprietaria mentre si accorge che non ho ingoiato un pallone da calcio ma che anzi sono in dolce attesa.
“Si sono incinta” rispondo mentre mi sento osservata come se provenissi neanche da Marte, ma direttamente da Plutone! 
“Guardi io non la posso assumere perché sa lei è INCINTA, poi se la assumo e mi va in maternità che faccio devo ricercare un’altra persona?”
A questo c’ero arrivata da sola signora mia, cioè i quattro neuroni mi funzionano ancora..!
“No certo, capisco ma io le volevo lasciare il curriculum anche in vista di selezioni future, se può servirvi personale un pò più in là”, rispondo cercando di giustificarmi.
“Eh si ma lei è incinta, cioè io non la posso assumere..mi capisce no?”
“Ho capito, ma io volevo lasciare SOLO il curriculum” ribatto spazientita. Adesso bisogna anche pregare in ginocchio per lasciare un pezzo di carta? Mi pare proprio eccessivo, penso fra me e me!
“Lo vuole oppure no?” chiedo in tono deciso.
“Ah si si, me lo lasci..”
“La ringrazio e a rivederci”, mi giro ed esco dalla libreria.
Andando in contro a mio marito e mio figlio mi chiedo come sono arrivata a questo punto. Ah si, come dimenticarsi?! Provengo da 8 mesi di lavoro senza contratto, preceduti da sei mesi di stage in un’azienda appartenente alla GDO (200 euro al mese per 78 km totali giornalieri di viaggio) e ancor prima da due anni di lavoro con contratto co.co.pro.
Cacchio che mommy-contratti che ho avuto, proprio in stile “carta dei diritti delle mamme e dei bambini”!
C’è da dire che nonostante i contratti o non-contratti queste esperienze lavorative mi hanno permesso di riflettere su quanta fatica si fa a portare avanti lavoro e famiglia, che non vuol dire solo gestione dei figli ma anche mantenere un rapporto armonioso e amoroso con il proprio partner. Quando ho iniziato lo stage presso il settore Risorse Umane in questa azienda del settore della GDO, mio figlio aveva 5 mesi ed io ero piena di speranze che mi permettevano di sopportare i tanti km, i pochi soldi ricevuti (che mi andavano tutti in benzina) e il distacco dal mio piccolo cucciolo.
Provenendo da un altro settore, quello educativo, mi sono bastate poche settimane per pormi una semplice domanda: come mai in questa azienda che solo in sede conta più di 600 dipendenti, circa la metà donne, di cui molte giovani mamme non ha, ad esempio, un nido aziendale? Dopo aver preso confidenza con la mia collega d’ufficio le ho posto la domanda e mi ha risposto che una proposta era stata fatta, ma che “veniva visto tutto come un grande problema di soldi e distrazioni per le mamme”. Stiamo scherzando? Secondo i Boss un asilo nido aziendale renderebbe le mamme più distratte e meno dedite al lavoro? Cioè stiamo ancora al sistema Fordista? Lavoro, lavoro, lavoro per una massima produzione?
“Boss” avrei voluto dire al presidente “non ci siamo mica! Ma lo sa che l’apertura di un nido aziendale può concorrere a realizzare importanti obiettivi come: contribuire al miglioramento della qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, anche attraverso la riduzione del tempo da dedicare alla ricerca e all’accompagnamento dei figli agli asili nido; favorire un rientro delle lavoratrici dalla maternità in tempi più rapidi e con un atteggiamento più sereno; fidelizzare le risorse umane “trattenendo” le lavoratrici che abbiano carichi familiari; favorire, attraverso il sostegno alla gestione familiare, le possibilità di sviluppo e carriera delle donne lavoratrici e la valorizzazione dell’apporto professionale di ciascuna di esse alla vita dell’impresa?” e non dimentichiamo che tutto questo deve rispondere innanzitutto ai bisogni dei bambini, perno attorno al quale deve ruotare tutta l’iniziativa, e contemporaneamente concorrere alla soddisfazione dell’interesse delle imprese, delle lavoratrici e dei lavoratori!
Vedevo mamme, che si facevano il doppio dei km giornalieri fatti da me, pregare il proprio capo ufficio per un part-time verticale, per il telelavoro che costantemente gli veniva negato, perché chi telelavora ovviamente non puo’ essere controllato e secondo i Boss lavora meno di un dipendente che sta in sede. Quanti stereotipi e pregiudizi avvolgono ancora il mondo del lavoro, quanta poca fiducia si da alle donne, alle mamme, quanta poca umanità e comprensione vige nei luoghi di lavoro visti come mero posto per produrre, fare denaro e non come spazio dove, innanzi tutto, l’essere umano dovrebbe realizzarsi e sentirsi realizzato.
Mi intristiva molto vedere gli occhi di queste mamme al rientro dal classico colloquio per richiedere quello che sopra ho citato, solo perché desideravano avere qualche briciola di tempo in più da poter passare con i loro figli, perché averli i figli è un diritto come avere del tempo da poter passare con loro. Ed io che ero una semplice stagista con figlio di 5 mesi? Era questa la prospettiva che mi si apriva di fronte: “hai un figlio? Bè è un PROBLEMA tuo?”
Panico pa panico pa panico pauraaaaaaaa! 
Anche se non per tutte le mamme è così (per fortuna direi!) io mi sono comunque premunita di strategie anti-schiacciamento-da-lavoro. Innanzi tutto mi sono creata una mia filosofia: “No quantità ma qualità!” Il che vuol dire che anche se ho a disposizione solo due ore da passare con mio figlio queste devono essere qualitativamente significative. Costa una fatica immane, perché quando si torna stanchi dal lavoro con il cervello fumante, avresti voglia solo di un tè caldo, di un bel bagno, di un buon libro da leggere e non di mattoncini lego, macchinine, teletubbies e roba simile! Nonostante i propri bisogni io desidero dedicare a mio figlio questi momenti e non perché DEVO ma perché LO VOGLIO; voglio condividere con lui cose semplici ma dal gusto intenso come andare a raccogliere le castagne, andare a vedere il nonno che fa la raccolta delle olive, una giornata in piscina o al mare, una passeggiata, fare la spesa, stare a casa e provare a fare una torta…Voglio condividere esperienze che ci aiutino a costruire una relazione genitore-figlio vera e sana. Insomma mi piace NOT QUANTITY BUT QUALITY!
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