Ognuno ha i figli che si merita?

Ognuno ha i genitori che si merita” o “i genitori non si scelgono“ affermava mio padre quando voleva chiudere le discussioni con una me adolescente. Io potevo solo tacere, non potevo più ribattere, non c’erano altre parole fra me e lui.

Fintanto che mia nonna era viva la chiamavo o andavo da lei con l’autobus, il 10, e le raccontavo di quanto stretti mi stessero i miei genitori.

Lei mi rispondeva sempre “sai Veronica, se tu andassi al mercato, ponessi su un banco tutti i tuoi problemi, provandoli a barattare con quelli degli altri, ti accorgeresti che quelli delle altre persone non fanno per te e te ne torneresti a casa con il sacchetto di problemi con cui sei partita”.

Facevo fatica a crederle, a quattordici anni mi sembrava tutto meglio rispetto a quello che avevo.

Oggi avrei voglia di dirle, “nonna avevi ragione”, infatti se andassi al mercato tornerei sicuramente con il Maresciallo Anna e l’Appuntato Paolo, a braccetto.

Le vorrei chiedere però se lo stesso vale per i figli, se esiste una specie di contrappasso, ovvero se è vera la frase “ognuno ha i figli che si merita”.

Questa volta credo che le risposte dovrò cercarmele da sola, dato che lei ci ha lasciati da troppo tempo.

Mi domando spesso se io me li merito questi figli così autonomi, che sanno già mettersi in punta di piedi quando avvertono delle tensioni e sono in grado di prendersi cura di me nei momenti di vuoto.

Mi chiedo se mi merito un figlio che mi spiattella in faccia comportamenti che ha appreso da me, che mette il muso quando le cose non vanno come vorrebbe, che vuole aver ragione sempre e comunque.

Se mi merito di avere uno specchio che rifletta così perfettamente i miei difetti. Sarebbe molto meglio non vedere.

Mi chiedo se mi merito una figlia che piange di fronte alle difficoltà e che preferisce scappare, rifugiarsi in un angolo e non affrontare la situazione.

Se mi merito di vedere in un corpo così piccolo la parte più primitiva di me. Sarebbe meglio non vedere.

Eppure io vedo che imparano a comportarsi in base a come io sto al mondo e mi domando se si meritano una madre sgangherata, con le nuvole cariche di pioggia sempre sopra la testa, allergica alle sorprese e con la mania del controllo, una madre che gioca poco con loro perché é sempre molto indaffarata a rincorrere qualcosa.

Spesso prima di addormentarmi guardo mio marito e gli dico: “non sono portata per fare la madre, non me lo merito l’amore di queste creature”.

L’amore non si merita, l’amore si da senza riserve”, risponde Gabriele.

Nel dormiveglia mi domando spesso cosa stia insegnando ai mie figli. Perché probabilmente é più facile vedere ciò che non va piuttosto ciò che funziona. É più semplice vedere ciò che apprendono da Gabriele, che provare a spostare il mio ago dal negativo al positivo.

Non voglio fare l’elenco delle cose che ho insegnato loro sarebbe come farsi un auto elogio. Ciò che conta é l’aver compreso come i miei figli siano la mia cartina tornasole che mi permette di correggere il tiro per crescere ed essere migliore per me, per loro e chi mi circonda. Una cartina che conduce ad un tesoro importante: tutti abbiamo, sia figli che genitori, un debito di riconoscenza che si chiama “per sempre” ed é la vita donata e ricevuta che ci fa mettere da parte, nonostante i mille nonostante, il fatto che ci meritiamo vicendevolmente.

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