Perle di Giugno

Ai miei allievi

Cari ragazzi e ragazze,

un anno fa di questi tempi iniziava la mia avventura come esperta nelle scuole, che mi ha portato ad incontrare più di 130 ragazzi che significa circa 260 occhi, sguardi, occhiate, pigli ed espressioni che hanno incrociato i miei.

Vorrei aprire questa lettera raccontandovi una storia.

Questa storia comincia in mare, il mare è mosso e c’è una barca che lo sta solcando. I marinai remano a fatica, sanno che il mare è morte, perché nell’Odissea il mare è morte: è attraversamento dell’ignoto, è definizione del mondo e di sé stessi. Legato all’albero di questa nave c’è l’eroe che tutti conosciamo: Ulisse. All’improvviso in questo mare mosso si fa calma piatta, bonaccia. La paura coglie ogni marinaio dell’equipaggio, che sa che se non c’è un filo di vento, arrivare in porto diventa difficile. In questo silenzio quasi mistico, si sente un sussurro: sono voci di donne dolcissime, che hanno un corpo strano, il corpo di uccelli, ma voce delicata e promettono ai marinai di questa barca di raccontare cosa succede sulla terra e in particolare cosa è successo durante la guerra di Troia.

Avrete capito che sto parlando di Ulisse e vi chiedo: “che razza di tentazione è questa?

Un uomo che sono vent’anni che prova a tornare a casa, viene tentato da: “io ti racconterò quello che hai vissuto”.

Capite da soli che è una tentazione abbastanza strana.

Perché il nostro eroe si è legato all’albero della nave e vuole ascoltare proprio questa storia da cui lui sta venendo?

Per sapere se quella storia è entrata nella Storia.

Tutti noi esseri umani giriamo intorno a questa grande sfida: come facciamo a non far cadere il nostro nome nel nulla?

Ulisse vuole sapere se il suo nome è entrato finalmente nella storia, ma quando la nave affianca l’isola delle sirene intorno ci sono solo ossa di uomini.

Tutti noi abbiamo lo stesso problema: ci alziamo e cerchiamo una ragione per avere una identità.

I vostri occhi puntati su di me, sempre aperti mi hanno fatto trepidare e al tempo stesso mi sono sentita restituita di un pezzettino di identità, che ha implicato ed implica una responsabilità nei vostri confronti, una responsabilità enorme nel provare a donarvi qualcosa che possa farvi vivere meglio e felici in questo mondo complesso. Insieme a voi a volte sono stata Ulisse e voi i miei marinai, altre volte viceversa – siete stati Ulisse ed io un membro della ciurma.

Indipendentemente dai ruoli, abbiamo provato a lasciare il segno nella storia che insieme abbiamo vissuto.

Come vi ho raccontato, ho sempre desiderato insegnare, ma ad un certo punto della vita ho pensato e creduto che non fosse la strada per me, così ho rinchiuso questo sogno in una scatola che ho spinto nella camera più profonda del cuore. Ho gettato la chiave lontano nella memoria e ho intrapreso altre vie, morendo un po’.

La vita è strana fa dei giri immensi, restituendoti 70 volte 7 ciò che ti sei tolta o ti è stato tolto e a me ha donato voi, che siete stati la chiave che ha riaperto la scatola dimenticata, dandomi la possibilità di vivere un desiderio e realizzare un sogno.

In tutti gli incontri ho cercato trasmettervi amore per ciò che stavo insegnando e ho provato ad amarvi, uno ad uno, perché Amare è diventare testimone della vita di qualcuno ed essere amati è avere un testimone per la propria ed io spero di esserlo stata in qualche modo per voi.

Sono certa di aver ricevuto più io da voi, che voi da me e per questo ve ne sarò infinitamente grata e riconoscente.

Vi lascio ricordandovi che l’unico modo che ha l’uomo per nascere è quello di rinascere sempre, ovvero di generare. Solo quando c’è relazione c’è generazione e possiamo fissare quelle cose che quotidianamente ci sfuggono.

Generate e germogliate ragazzi, ne siete capaci a discapito di chi dice che la vostra è una generazione di superficiali. Io credo in voi, siete la mia speranza nel futuro, perché ho visto con i miei occhi che siete in grado di dare agli altri ciò di cui hanno bisogno, prendendovene cura.

Siete delle perle.

Vi voglio bene,

Veronica

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2 Commenti

  1. Alessandro

    Carissima Coach. Hai molto da dire anche a me che giovane non sono. Immagino quello che ti doni nelle sessioni formative arrivi a me in modo diverso. Io cerco soprattutto l unicità della tua esperienza di vita che in ambito social è parte integrante della nostra esperienza di vita. C è sempre un tramezzo trasparente che evita si entri in contatto oltre l utile ed il dovuto allo stesso tempo tutte le vibrazioni creative ed esperienziali passano in modo fluido. Sei tu, coach, che ne invii in grande quantità, noi “discenti” stabiliamo un contatto moderatamente silenzioso onde evitare un turbine di parole collettivo che di fatto impedirebbe quanto ti sei prefissa di condividere.
    È anche vero che lezioni frontali di gruppo, in cui ciascuno è chiamato a costruire l incontro, donando una parte di se stesso crea ogni volta una occasione esperienziale unica. I moduli formativi cui sto partecipando sotto la tua guida sono aperti ma se dovessimo esprimerci tutti con maggiore frequenza sarebbe necessario un 25% di tempo in più. Ne varrebbe assolutamente la pena. Ogni modulo formativo è una pietra con cui costruiamo l edificio della nostra vita collettiva, professionale ed esperienziale.
    Grazie per l articolo. Aiuta a leggere anche meglio quanto ci trasmetti.
    Alex

    1. Veronica Zucalli

      Grazie Alex, per me ogni incontro con voi è una perla rara che porto nel cuore. Ognuno di voi mi dona qualcosa che fa di me quella che sono.
      Un abbraccio e grazie del pensiero.

      V.

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