Questa notte il mio cuore mi è venuto a cercare

Alle 3.00 questa notte il mio cuore mi è venuto a cercare.
Faceva male, si capiva che la sua meccanica si era inceppata.
Andava forte, andava piano.
Eravamo io, il mio cuore ed un letto freddo.
Sto per morire, ho pensato.
“Ma che cazzo dici” ha risposto il cuore – “che non lo sai che sono difettoso?”
Da quando so che ho un problema al cuore, lo immagino come un orologio con le lancette.
“Serve un orologiaio”, gli ho detto, “chiamo l’orologianza, l’ambulanza degli orologi?”
Non ha risposto. Era troppo concentrato sulle sue meccaniche, per ottimizzare al meglio le forze.
Maledetto archibugio.
Siamo rimasti così in silenzio, io ed il mio orologio.
Ormai erano le 3.40 e sentivo le sue lancette impazzite.
Mi sono messa a piangere, nella solitudine di una notte.
Ho pianto un po’ e poi l’orologio si è di colpo assestato.
Le sue lancette sono ritornate a battere normalmente.
Ho respirato forte.
Ce l’abbiamo fatta, anche stavolta.
“So di averti fatto male”, ha sussurrato.
“No, ma si figuri eh, faccia pure che io mi diverto”.
“Fai poco la spiritosa, ti son venuto a cercare stanotte, perché potessi gridare, ingrata”.
Pure ingrata.
“Che gridare e gridare! Non avevo manco il fiato!”
“Ti sono venuto a cercare per ricordarti che è il caso che ricominci a donare te stessa senza pensare alle conseguenze, che ti riapra un tantino alle emozioni del mondo”.
Tutto sto casino per sentire; non si poteva trovare un altro modo, meno invasivo?
L’ho mandato affanculo minacciandolo che se ci riprova lo porto a Porta Portese e lo baratto.
Su una cosa ha ragione: quando ho pianto ho sentito di essere ancora viva. Stanotte ho viaggiato sui binari della paura e ho provato una gran voglia di vivere, non di sopravvivere.

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